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Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi * * * * * * * * lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina et teguntur lumina nocte.
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Mi sembra che sia uguale a un dio, mi sembra, se è lecito, che superi gli dei, colui che sedendo di fronte a te continuamente ti vede e ti ascolta ridere dolcemente, cosa che a me infelice rapina ogni sensazione: infatti appena ti vedo, Lesbia, non mi resta…
ma la lingua mi si intorpidisce, una sottile fiamma scorre sotto le membra, di un proprio suono mi rombano le orecchie, i miei occhi sono entrambi offuscatii dalle tenebre…
(traduzione di S. Roedner)
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